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giovedì 13 dicembre 2012

Educazione e Tecniche per evitare l'Aggressività del Cane



Il cane da cucciolo va seguito e gli va insegnato tutto: come  stare in una famiglia, come esser equilibrato, come doversi comportare in società. Bisogna stare attenti a non emarginarlo e non deve restare per troppo tempo da solo, ma va fatto socializzare con altre persone e soprattutto con altri animali.
Non serve assolutamente picchiarli o gridarli continuamente se sbagliano o se fanno qualcosa che per noi è sbagliato perche bisogna ricordarsi che i cani non obbediscono per paura ma per rispetto gerarchico . Se loro non riconoscono un particolare membro della famiglia capobranco sicuramente si eleggerà lui a capobranco. E’ buona norma insegnargli le buone maniere con pazienza e gentilezza, magari premiandoli quando fanno quello che noi diciamo,con un premio magari con un bel boccone succulento,vedremo come loro percepiranno velocemente cosa noi vogliamo da loro .
Sapevate ad esempio,che quando si rincasa bisogna che sia prima il padrone ad entrare e non viceversa?Questo gesto inconsapevole e all’apparenza insignificante  può  portar al cane a credere di esser il capobranco: è prima il padrone che deve entrar in casa.
Mai viziare troppo gli animali perché sono abitudinari: una volta che uno li abitua a determinate cose dopo non si può tornar indietro. Occorre quindi saper gestire determinati atteggiamenti e correggerli  in tempo,magari rivolgendosi a esperti dell’addestramento o a psicologi canini che possono capire magari cosa c’è di sbagliato nel comportamento di un nostro animale e come porvi rimedio .
Ci sono razze più predisposte a essere gerarchicamente dominanti e potenzialmente pericolosi  se messe in mano a persone non esperte?
Vi diranno che i cani sono tutti uguali e basta trattarli bene per non esser pericolosi per la società. Non esistono cani cattivi ma esistono cani non adatti a tutti.
Un esempio è avere un Maltese non è come avere un Dobermann o un Mastino Napoletano o  un Pitbull: alcune di queste razze che ho elencato sono razze propense alla guardia che hanno un fortissimo senso di protezione e dominanza  gerarchica. Fondamentale che il padrone conosca bene la razza che va ad acquistare  ed essere predisposto ad addestrare con competenza o delegare la sua corretta educazione.
Un aggressione verso magari un membro della famiglia,trova giustificazione in un atteggiamento sbagliato verso il cane e quindi aver contribuito inconsapevolmente ad un comportamento violento  del nostro amato animale. Magari,un bambino per gioco vuole togliergli la scodella del cibo potrà incorrere in un morso da parte del cane che sta difendendo il suo cibo. Oppure ancora, molestarlo nel sonno avremmo anche li lo stesso trattamento.
Dunque,in linea di massima,prima di acquistare un cane solo per moda o per il suo lato estetico,è sempre meglio andare a conoscere bene lo standard di ogni razza in modo da capire se fa al nostro caso. Ogni cane ha un suo modo di comportamento e il suo istinto innato che non è sempre compatibile per qualsiasi persona.

Autore:
Della Monica Antonio

domenica 31 luglio 2011

Risparmiare - La Banca e il Conto Corrente On Line

Recenti cambiamenti dei costi delle operazioni allo sportello hanno portato agli italiani a valutare l'ipotesi di tornare al tradizionale con la classica Piastrella di Totò o al Materasso dove depositare i propri risparmi.
Nonostante tutto ci sentiamo in dovere di indirizzarvi verso una soluzione più conveniente che offrono numerose Banche: il Conto Corrente OnLine.
Soprattutto se stai leggendo questo post,vuol dire che avrai sicuramente una certa dimestichezza con il computer e dunque perchè non trasformare il tuo conto tradizionale in uno solo Online?
E' un normale Conto Corrente che permette al "Risparmiatore" di accedervi attraverso Internet sia per le interrogazioni e sia per numerose transazioni come i bonifici,le ricariche telefoniche o la compravendita dei titoli.
I Conti On Line sono più vantaggiosi per le banche soprattutto perchè quelle effettuate in filiale comportano un costo maggiore per l'Istituto: soprattutto in termini di personale. Infatti non serve un operatore allo sportello visto che la maggior parte delle operazioni vengono svolte da casa o dall'ufficio dallo stesso utente.
Dunque per coloro che scelgono di attivare un conto simile le banche offrono un costo inferiore sulle commissioni e a tale risparmio per il correntista si aggiunge il vantaggio di non perdere tempo in estenuanti code per raggiungere lo sportello.
Il Conto Corrente On Line è raggiungibile attraverso Internet 7 giorni su 7 e soprattutto 24 ore su 24 fatto salve rarissime operazioni di aggiornamento del sito che potrebbero rendere alcuni servizi momentaneamente indisponibili.
Altro vantaggio enorme è la possibilità di raggiungere il proprio conto da qualsiasi parte del mondo: cosa assolutamente impensabile per un correntista tradizionale.
La generale diffidenza dell' Italiano medio verso le operazioni attraverso la rete ha frenato non di tanto la diffusione di un pratico ed evoluto modo di raggiungere il monitoraggio costante ed economico dei propri risparmi. Naturalmente le banche rivolgono una certa attenzione alla sicurezza degli accessi e nelle transazioni: alcune con dei certificati digitali che vengono rilasciati allo sportello ed installati sui computer dei clienti ed altre con chiavette di protezione che inserite nell'entrata USB portano ad una generale protezione ed identificazione criptata degli accessi.

martedì 28 giugno 2011

Lavoro: Il datore di lavoro non paga? Ecco come fare per ottenere velocemente gli stipendi arretrati



Già è tanto difficile ottenere un posto di lavoro! E una volta che siamo riusciti,nel paese del Clientelismo per antonomasia,a conoscere qualcuno "amico di" che ci ha fatto da ponte per il sospirato contratto di lavoro,siamo portati a pensare: "Finalmente ce l'ho fatta!!!"
Ma il nostro pensare spesso è il netto opposto della realtà: L'unica azienda rispettabile fino a questo momento è quella statale...solo da statali si può stare tranquilli!
Infatti in periodi soprattutto come questi di crisi economica la difficoltà di molte aziende porta spesso a porsi in arretrato con i salari,portando enorme scompenso nella vita di numerosi lavoratori dipendenti.
Il codice civile recita "E' imprenditore colui che si sottopone ad un rischio!"
Non è imprenditore dunque un dipendente che sceglie mettendo sul piatto della bilancia di destra un mediocre stipendio fisso e dell'altro gli enormi sacrifici per raggiungere la fine del mese.Dunque se un lavoratore ha scelto per tendenza,per difficoltà,per impossibilità o per carattere di divenire un umile dipendente,subordinato, certamente dovrebbe avere a garanzia del proprio sostentamento,il salario che gli spetta.
Numerosi in questo periodo invece i casi di mancata retribuzione...
Per molti questa situazione va avanti da mesi,proprio perchè non sanno come procedere per ottenere il frutto del proprio lavoro.
Quando il Datore di Lavoro Non Paga ,conviene rivolgersi a un ispettore del lavoro:non serve l'avvocato!
Oggi non funziona più così:per meglio dire oggi è più utile e pratico rivolgersi alla direzione provinciale del lavoro, anche quando la situazione è relativa a contratti aticpici.
La DPL può infatti emettere una diffida accertativa molto veloce nei confronti del datore di lavoro che non paga con efficacia di titolo esecutivo: questi o deve pagare entro 30 giorni o via libera all'esecuzione forzata.
Sui crediti di lavoro la legge riconosce particolari misure di tutela; addirittura, se il datore di lavoro risulterà in definitiva insolvente, è previsto che intervenga l'Inps, mediante un apposito fondo di garanzia, per onorare i debiti. 
Dimenticavamo: su queste somme il datore di lavoro ha l'onere di liquidare anche gli interessi  sopravvenutie la rivalutazione monetaria.

giovedì 7 aprile 2011

Tendenze Gastronomiche : Aprire un Ristorante Etnico


Il settore dei ristoranti etnici comprende una vasta gamma di tipologie di locali, accomunati dal fatto che vi si servono i piatti tipici delle cucine dei vari paesi del mondo.
Poiché spesso la cucina etnica viene confusa con la cucina tipica di un luogo, è bene chiarire cosa si intenderà d’ora in avanti con il termine ristorante etnico: verranno considerati etnici tutti quei ristoranti che, nell’ immaginario collettivo, richiamano paesi lontani, esotici e poco conosciuti.
Mangiare etnico significa provare le ricette di paesi stranieri, in ristoranti di lusso, come in chioschi ambulanti e in locali che spesso, oltre al cibo, offrono musiche e spettacoli folkloristici.
La scelta è perciò molto ampia e non dipende solo dai piatti che si vogliono mangiare, ma anche dal tipo di ristorante che si cerca: molti locali etnici si configurano, infatti, come ristoranti ricercati, spesso di lusso, in cui i prezzi e la qualità del servizio competono con i ristoranti nazionali di fascia alta.
Il servizio che questi locali offrono non comprende solo il cibo: il modo in cui i piatti vengono serviti, l’arredamento del locale, l’abbigliamento del personale, la musica e gli spettacoli a cui è possibile assistere, sono tutti fattori, che oltre alla cucina tipica, caratterizzano in maniera specifica il locale, diventandone punto di forza e di differenziazione.
Altri locali, soprattutto quelli arabi e cinesi, hanno puntato meno sull’aspetto folkloristico e più sui prezzi contenuti, il servizio veloce ed il take away, diventando spesso una valida alternativa alla classica pizza italiana.
Competenze
Per occuparsi della cucina di un locale etnico bisogna conoscere bene i metodi e le pratiche culinarie del paese di riferimento: le tecniche di preparazione, cottura e conservazione dei cibi, le modalità di confezione
dei pasti, le attrezzature tecniche e le materie prime.
L’imprenditore/ristoratore deve possedere una buona capacità di degustazione su cibi e bevande,manualità, gusto estetico e, in alcuni casi, fantasia e creatività. Deve anche avere una buona resistenza a ritmi di lavoro che possono essere anche molto intensi.
Gestire un locale significa anche coordinare tutte le attività della cucina, assegnare compiti e mansioni, sovraintendere alle prestazioni del personale, scegliere il menu, definire le varie ricette, gestire la spesa e rapportarsi con i fornitori.
A tal proposito è fondamentale che il neo imprenditore,prima di avviare l’attività, si accerti di avere la possibilità di entrare in contatto con i fornitori per procurarsi le materie prime necessarie nella sua cucina.
Un imprenditore che voglia aprire un ristorante etnico ha due alternative: trovare il locale adatto,
acquisire la licenza comunale (gratuita) per la somministrazione di alimenti e bevande e avviare il locale (sostenendo tutte le spese per l’eventuale ristrutturazione e l’arredo del locale), per ottenere informazioni maggiori circa la disponibilità di nuove licenze di somministrazione è necessario rivolgersi al Comune di competenza, Ufficio Commercio.
Diversamente le licenze possono essere acquistate da chi cede l’attività di ristorazione :il costo di una licenza può essere molto alto.
L’investimento iniziale per avviare un ristorante può arrivare quindi ad essere molto oneroso.Per l’acquisto dei mobili per la cucina e l’arredamento del locale è bene sapere che esistono grossisti e fornitori per ristoranti: rivolgersi a queste ditte può essere vantaggioso. Alcune ditte sono tra l’altro specializzate nella vendita di strumentazione usata per le cucina dei ristoranti: tali ditte si occupano, prima della vendita, anche del controllo e della revisione delle attrezzature.
Si può, inoltre, stipulare un contratto con una lavanderia specializzata per il lavaggio o il noleggio della biancheria (tovaglie, copri macchie, tovaglioli).
Ipotizzati 50 coperti e due turni di servizio (pranzo e cena), un locale etnico ha come necessità di personale: un cuoco, un lavapiatti e tre persone in sala, di cui due addetti al servizio ai tavoli e uno all’accoglienza, al bar e alla cassa del ristorante; dovrà, inoltre, esserci qualcuno addetto alle pulizie del locale e nel caso l’imprenditore intendesse organizzare serate a tema con spettacoli e intrattenimento, avrà anche bisogno di persone addette all’animazione del pubblico.

Problema Pagare : Rateizzare una bolletta del Gas


Il Gas per le abitazioni è un bene primario e per questo motivo è un diritto del cittadino ottenere una rateizzazione delle bollette che inaspettatamente arrivano a cifre troppo pesanti da pagare.
Tante persone non sanno infatti che basta poco avere una rateizzazione dell'importo ricevuto in bolletta, dilazionando il pagamento in due o tre rate in modo da alleggerire il problema del fine mese
Citiamo la Delibera dell’Autorità, che dispone per le aziende di distribuzione l'obbligo di rateizzazione nei seguenti casi: per i clienti con consumi fino a 5000 mc/anno, qualora la bolletta di conguaglio sia superiore al doppio dell'addebito più elevato fatturato nelle bollette stimate o in acconto ricevute successivamente alla precedente bolletta di conguaglio.
Le aziende sono obbligate ad informare con trasparenza l’utente circa la possibilità di rateizzare le fatture e soprattutto le modalità per la richiesta, del tutto assenti in molte bollette che si limitano semplicemente a citare la delibera.
Per questo motivo il Movimento Difesa del Cittadino mette a disposizione dei consumatori, presso la sede nazionale e quelle provinciali, la modulistica necessaria ad ottenere il rateizzo oppure, in caso di diniego, il ricorso da presentare all’Autorità per l’Energia elettrica ed il gas.
Non ci vuole niente per avere la rateizzazione, basta chiamare il servizio clienti dell' Azienda del Gas.
Ti risponderà un operatore,dovrai dare il tuo codice cliente e i dati della bolletta, avrai dunque tutte le indicazioni per inoltrare la richiesta di rateizzazione: tutto questo perchè è un tuo diritto.
Non c'è bisogno di nient'altro, basta una semplice telefonata,il modo più semplice per non togliere al budget della famiglia una somma elevata tutta in una volta.

martedì 22 marzo 2011

Come aprire un centro estetico e quali sono i requisiti?

Molte amiche ci hanno fatto la stessa domanda:"Quali sono i requisiti e come procedere a livello burocratico per aprire un'attività di estetista?".
Abbiamo deciso di approfondire l'argomento per dare chiarezza:la burocrazia ostacola non poco, la nascita di nuove imprese.
Secondo quanto previsto dall'articolo 1 della legge 1/1990,che regolamenta il settore, l'attività di estetista raggruppa tutte quelle prestazioni e quei trattamenti che vengono eseguiti sulla superficie del corpo umano, con lo scopo, esclusivo o prevalente, di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l'aspetto estetico, modificandolo attraverso l'eliminazione o l'attenuazione degli inestetismi presenti.

L'esercizio dell'attività di estetista può essere svolto sia attraverso tecniche manuali sia mediante utilizzo di specifici apparecchi elettromeccanici per uso estetico, nonché con l'applicazione di prodotti cosmetici come definiti dalla legge 11 ottobre 1968, n. 713.
Sono invece espressamente escluse dall'attività di estetista tutte quelle prestazioni aventi una specifica ed esclusiva finalità di carattere terapeutico.

Per poter esercitare l'attività di estetista occorre essere preventivamente in possesso di specifici requisiti professionali, la cui sussistenza deve essere accertata dalla Camera di commercio di competenza, la quale ha anche il compito, accertata la presenza dei requisiti, di rilasciare il Certificato di abilitazione professionale.
Ulteriormente, l'attività di estetista può essere esercitata solo dopo aver presentato al Comune apposita Dichiarazione di inizio attività e, trascorsi almeno 30 giorni da tale momento, aver inviato comunicazione relativa all'effettivo inizio dell'attività.
L'attività di estetista può essere svolta sia presso il domicilio dell'esercente sia presso un'apposita sede designata dal committente, a condizione che i locali rispondano ai requisiti igienico-sanitari e alle eventuali altre norme previste dal regolamento comunale.

Certificato di abilitazione professionale

L'abilitazione professionale all'esercizio dell'attività di estetista è prevista e normata dall'articolo 3 della legge 1/1990, e si intende conseguita, dopo l'espletamento dell'obbligo scolastico,mediante il superamento di un apposito esame teorico-pratico preceduto dallo svolgimento:
a) di un apposito corso regionale di qualificazione della durata di due anni, con un minimo di 900 ore annue; tale periodo dovrà essere seguito da un corso di specializzazione della durata di un anno oppure da un anno di inserimento presso una impresa di estetista;
b) oppure di un anno di attività lavorativa qualificata in qualità di dipendente a tempo pieno, presso uno studio medico specializzato oppure una impresa di estetista, successiva allo svolgimento di un rapporto di apprendistato presso una impresa di estetista, come disciplinato dalla legge 19 gennaio 1955, n 25, e successive modificazioni ed integrazioni, della durata prevista dalla contrattazione collettiva di categoria, e seguita da appositi corsi regionali, di almeno 300 ore, di formazione teorica, integrativi delle cognizioni pratiche acquisite presso l'impresa di estetista;
c) oppure di un periodo, non inferiore a tre anni, di attività lavorativa qualificata, a tempo pieno, in qualità di dipendente o collaboratore familiare, presso un'impresa di estetista. accertata
attraverso l'esibizione del libretto di lavoro o di documentazione equipollente seguita dai corsi
regionali di formazione teorica.

Iscrizione all'Albo delle imprese artigiane
In base a quanto disposto dall'articolo 2 della legge 1/90, chiunque intenda esercitare l'attività in modo autonomo, se in possesso dei requisiti di cui agli articoli 2, 3 e 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443, è tenuto ad iscriversi all'Albo provinciale delle imprese artigiane secondo le modalità e con gli effetti previsti dalla medesima legge n. 443/1985.
Per poter procedere all'iscrizione nell'Albo delle imprese artigiane è necessario che l'abilitazione professionale sia posseduta, per quanto riguarda le ditte individuali, dal suo titolare.
All'atto di presentazione della domanda di iscrizione all'Albo delle imprese artigiane da parte di società, dovranno pertanto essere indicate, per ciascun socio prestatore d'opera, le mansioni effettivamente svolte, ed esibendo il relativo certificato di abilitazione professionale limitatamente ai soci che svolgono tutte le mansioni inerenti l'attività di estetista.

Semplificazioni amministrative
In base alle disposizioni del Decreto Legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con la legge 2 aprile 2007, n.40, l'attività di estetista di cui alla legge 4 gennaio 1990, n. 1, risulta essere soggetta alla sola dichiarazione di inizio attività (DIA), da presentare allo sportello unico del Comune, laddove esiste, o al Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente.
Tale DIA deve specificare che si intende iniziare l'attività di estetista, i locali presso i quali l'attività verrà esercitata, che si è in possesso dell'abilitazione professionale, che i locali ove la stessa attività verrà esercitata risultano a norma secondo le disposizioni dei regolamenti comunali, e indicando infine e generalità del responsabile tecnico.
Oltre alla DIA amministrativa si rende parimenti necessario presentare al Comune una Dichiarazione di inizio attività di tipo sanitario, nella quale si autocertifica che i locali sono a norma e che rispettano quanto previsto, in termini igienico-sanitari, dai vigenti regolamenti comunali.
Ulteriormente, l'attività non può essere subordinata al rispetto del criterio della distanza minima o di altri parametri numerici prestabiliti, riferiti alla presenza di altri soggetti svolgenti la medesima attività,e al rispetto dell'obbligo di chiusura infrasettimanale.
Sono fatti salvi il possesso dei requisiti di qualificazione professionale, ove prescritti, e la conformità
dei locali ai requisiti urbanistici ed igienico-sanitari. 
Percorso da seguire per avviare l'attività:
● verifica del possesso dei requisiti professionali e richiesta del Certificato di Abilitazione
Professionale da parte del titolare della ditta individuale o dei soci di società;
● presentazione al Comune della DIA amministrativa e di quella sanitaria;
● domanda di iscrizione all'AIA (Albo Imprese Artigiane) in caso di impresa artigiana
individuale e societaria, allegando copia delle DIA presentate al Comune, e contestuale
comunicazione di inizio attività al Comune;
● domanda di iscrizione al RI (Registro Imprese) /REA (Repertorio Economico Amministrativo),
in caso di impresa individuale non artigiana, allegando copia delle DIA presentate al Comune,
e contestuale comunicazione di inizio attività al Comune;
● denuncia di inizio attività all’Ufficio IVA e all'INAIL.
Autorizzazione amministrativa
Con l'introduzione delle semplificazioni amministrative non è più previsto il rilascio
dell'Autorizzazione comunale per l'esercizio dell'attività, sostituita dalla sola presentazione della DIA e dalla successiva comunicazione (dopo non meno di 30 giorni dalla presentazione della DIA stessa), di una semplice comunicazione di effettivo inizio dell'attività; tale ultima comunicazione può anche essere inviata via fax.
Attività mista di estetista e parrucchiere
L’attività di estetista può essere svolta anche unitamente all'attività di barbiere o di parrucchiere, in forma di imprese esercitate nella medesima sede ovvero mediante una delle forme di società previste dalla legge quadro sull’artigianato.
In tal caso i singoli soci che esercitano le distinte attività devono essere in possessi dei requisiti
professionali richiesti dalle rispettive attività.

Vendita di prodotti cosmetici
L'articolo 7 della legge 1/90 dispone che le imprese artigiane esercenti l'attività di estetista che vendano o comunque cedano alla clientela prodotti cosmetici, strettamente inerenti allo svolgimento della propria attività, al solo fine della continuità dei trattamenti in corso, non si applicano le disposizioni relative all'iscrizione al registro degli esercenti il commercio e all'autorizzazione amministrativa di cui alla legge 11 luglio 1971, n 426.

E' chiaro tutto quanto,avete i requisiti,ma vi mancano i soldi: ogni problema ha la sua soluzione!
Lo stato nell'ambito degli incentivi per la nascita di nuove imprese concede un'agevolazione che copre il 100% dell'investimento. 
Interpellateci,commentate il Nostro articolo,chiedeteci informazioni e vi spiegheremo tutto quanto perchè noi siamo nati per farci gli Affari Vostri!
Fonte Mip

Aprire un micro nido o un Baby Parking: I servizi per l'infanzia non sono sufficienti


E' evidente una sproporzione tra la domanda potenziale e l'offerta effettiva per i servizi socio-educativi per la prima infanzia,soprattutto nel meridione,sulla base dei dati forniti dall'Istat e dal Ministero degli Interni.
Il tutto per i mutamenti che hanno coinvolto le famiglie italiane nell'ultimo decennio soprattutto con la maggiore presenza di madri lavoratrici.
Le difficoltà nell’accesso agli asili nido pubblici, con lunghe liste d’attesa regolate da rigidi requisiti che nei fatti escludono le famiglie con reddito medio-alto, contribuiscono a creare nel settore ampie opportunità all’iniziativa imprenditoriale privata. 

I micro-nidi
I micro-nidi sono definiti come un servizio educativo e sociale,rivolto alla prima infanzia (vale a dire aibambini di età compresa dai tre mesi ai tre anni), in cui viene quotidianamente assicurata la realizzazione di programmi educativi, il gioco, i pasti ed il riposo pomeridiano.
Questi, visto le ultime tendenze delle scelte imprenditoriali settentrionali,possono anche essere istituiti presso aziende pubbliche e private, ed in questo caso li definiremocome micro-nidi aziendali o nidi d’azienda.

I micro-nidi si differenziano dagli asili nido “tradizionali”:
1) per una minore capacità ricettiva, non superiore ai 24 bambini e non inferiore ai 12 (il numero minimo
si abbassa se i micro-nidi sono situati in comuni sotto i 20.000 abitanti e nelle aziende),
2) per una ridotta superficie richiesta (circa 10 mq a bambino);
per tutti gli altri aspetti vale invece quanto previsto per gli stessi asili-nido.
Le strutture devono rispettare precisi requisiti tecnici, standard minimi di idoneità degli ambienti, moduli operativi e organizzativi fissati dalle normative vigenti

I baby-parking
I centri di custodia oraria, più comunemente definiti baby-parking, rientrano invece tra i cosiddetti «servizi educativi complementari», che si configurano come luoghi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale. 
L’organizzazione dei baby-parking richiede minori obblighi dal punto di vista organizzativo e gestionale, con orari ridotti di permanenza dei minori (non più di cinque ore continuative), assenza del servizio di mensa e modalità di funzionamento decisamente più flessibili. 

Caratteristiche generali
Sia che intendiate aprire un micro-nido, sia che vi proponiate di realizzare un baby-parking, occorre comunque che possediate alcune caratteristiche:
- innanzitutto, un grande amore per i bambini: saranno infatti questi ultimi gli utenti della futura attività,destinati inevitabilmente ad allietare le vostre giornate con le loro necessità, i loro progressi ed i loro capricci.
Se pertanto non sopportate pianti e strilli, reagite nervosamente alle situazioni di confusione e di fronte ad un pannolino da cambiare, iniziate a chiedervi se questo genere di occupazione può davvero fare al caso vostro;
- in secondo luogo, una notevole disponibilità nei confronti delle famiglie: in fondo, i genitori vi affideranno il loro bene più prezioso. È dunque comprensibile che vogliano conoscere sin nei minimi particolarie modalità del servizio che offrirete.

Per la realizzazione occorrono dei soldi,che non avete sicuramente!
Ad ogni problema c'è una soluzione: esistono agevolazioni statali che permettono di poter aprire un'attività come questa.
Il 50% a fondo perduto ed il restante con mutuo a tasso agevolato da restituire in rate trimestrali che iniziano soltanto dopo che avrete avviato la Vostra impresa.
Saremo disponibili a spiegarvi come fare per ottenere tale agevolazione...contattateci...commentate questo post e risponderemo!
Fonte:MIP

mercoledì 2 marzo 2011

Redditi da Lavorio Dipendente: Il CUD e la Dichiarazione dei Redditi


Il CUD(ex mod. 101) è un documento emesso dal datore di lavoro per fini fiscali, onde si attestano gli emolumenti (redditi) percepiti nel corso dell'anno solare precedente alla sua emissione nonchè le varie trattenute previdenziali e non.
Il CUD, sciogliendo il  burocratese, è la certificazione unica dei redditi, un documento dunque che ricevono ogni anno i lavoratori dipendenti (dal loro datore di lavoro) e chi percepisce un reddito per attività equiparate al lavoro dipendente.
In esso sono indicati redditi corrisposti nell’anno precedente,ritenute, deduzioni e detrazioni fiscali,dati previdenziali e assistenziali etc. 
E’ essenziale per presentare la dichiarazione dei redditi: utile se l'interessato ha altri redditi da altre prestazioni effettuate nel corso dell' anno in questione oppure se ha spese mediche, visite specialistiche, spese dentistiche o oculistiche,spese universitarie, mutui per acquisto prima casa etc.
Se un contribuente ha sostenuto queste spese nell’anno di riferimento,si recherà o da un commercialista o in un centro CAAF di un sindacato per produrre la denuncia dei redditi, entro il 30 giugno, che gli permetterà se ha spese da detrarre di avere poi un credito che si ritroverà  poi a luglio in busta paga.
Altrimenti semplicemente lo trattiene con le buste paga senza effettuare dichiarazione: infatti nessuno lo obbliga

Attenzione: La dichiarazione dei redditi diventa obbligatoria quando nel corso dell’anno si ricevono due o più CUD. In altre parole se un soggetto nel corso dell’anno ha svolto più attività lavorative a tempo determinato è obbligato a presentare poi,per quell'anno, la Dichiarazione dei Redditi.

Dichiarazione dei Redditi - Detrazione dei Farmaci e delle Spese Mediche



Tante persone ci hanno richiesto di trattare la detrazione delle spese mediche sostenute,all’atto della Presentazione della  Dichiarazione dei Redditi ed abbiamo deciso di pubblicare questo post. Sembrano,queste, per tante persone cose scontate ma per altre non lo sono: come sempre siamo qui per dare una mano e soprattutto per chiarire i lati oscuri quando questi ancora ci sono,senza mai stancarci di scrivere o ripetere.
Dunque è  possibile detrarre dall’Irpef in dichiarazione dei redditi , le spese per l’acquisto di medicinali certificati dallo scontrino parlante ossia che descriva natura, quantità, qualità del bene acquistato e il codice fiscale di chi lo compra. Per quanto concerne l'indicazione della natura del prodotto acquistato, è stato ritenuto sufficiente che il documento di spesa abbia la dizione generica di “farmaco” o di “medicinale”o comunque la natura del prodotto attraverso sigle, abbreviazioni o terminologie chiaramente riferibili ai farmaci.” omeopatico”, “preparazione galenica",la categoria dei medicinali non soggetti a prescrizione medica (SOP), suddividendoli in medicinali da banco o di automedicazione (OTC) e i restanti medicinali non soggetti a prescrizione medica. 
Resta inteso che, a seguito dell’introduzione dei nuovi, e più stringenti, obblighi concernenti la certificazione delle spese sostenute per l’acquisto di medicinali, si deve ritenere che non sia più necessario conservare la prescrizione medica poiché la natura e la qualità del prodotto acquistato si evincono dalla dicitura “farmaco” o “medicinale” e dalla denominazione dello stesso riportate nei documenti di spesa rilasciati dalle farmacie.
Per tutelare la privacy dei cittadini, il Garante per la protezione dei dati personali ha infatti,stabilito, con il provvedimento del 29 aprile 2009, che lo scontrino parlante deve riportare il codice alfanumerico posto sulla confezione di ogni medicinale, il codice fiscale del cliente, ma non più la denominazione del farmaco acquistato, che è in grado di rivelare informazioni sullo stato di salute e sulle patologie del cittadino. Sarebbe stato assurdo e assolutamente scomodo, rivelare al proprio commercialista o al patronato,all’atto della presentazione dei documenti per la dichiarazione dei redditi, la denominazione del farmaco che poteva in qualche modo far capire il tipo di patologia di cui il contribuente poteva essere affetto. 
Essendo tutto questo in contrasto con la privacy e regolamentato dalle disposizioni del Garante il contribuente ha tutto il diritto di poter eventualmente denunciare gli abusi.

martedì 1 marzo 2011

Il Modello ISEE : Informazioni per il Cittadino

La certificazione ISEE serve a documentare la situazione economica del nucleo familiare nel momento in cui si richiedono prestazioni sociali agevolate o servizi di pubblica utilità.

A tal fine viene considerata la situazione economica di tutto il nucleo familiare avendo come riferimento lo stato di famiglia anagrafico.
Le informazioni richieste per il calcolo ISEE riguardano la composizione del nucleo familiare e i relativi dati anagrafici, i redditi dell’ultima dichiarazione ai fini IRPEF e i dati relativi al patrimonio mobiliare ed immobiliare di ciascun componente il nucleo familiare.
La certificazione ISEE vale un anno dalla data di sottoscrizione, a meno che non si verifichino variazioni, ad esempio la nascita di un figlio.   
Il modello ISEE è di solito utilizzato per accedere alle seguenti prestazioni  sociali agevolate:
  • Assegno per il nucleo familiare con tre figli minori;
  • Assegno di maternità per madri disoccupate;
  • Asili nido e altri servizi educativi per l’infanzia;
  • Mense scolastiche;
  • Prestazioni scolastiche (libri scolastici, borse di studio, ecc.);
  • Agevolazioni per tasse universitarie;
  • Prestazioni del diritto allo studio universitario;
  • Servizi socio sanitari domiciliari;
  • Agevolazioni per servizi di pubblica utilità (Canone telecom , luce, gas)
Il  calcolo dell’ISEE viene effettuato utilizzando una dichiarazione sostitutiva unica completa di un numero di allegati pari a quello dei componenti del nucleo familiare. La dichiarazione, compilata e firmata, è a tutti gli effetti un' autocertificazione, e come tale può essere soggetto di accertamento,in seguito, da parte dell'Amministrazione Finanziaria sulla veridicità di quanto dichiarato.  
Sulla base di tale dichiarazione viene rilasciata una attestazione ISEE che successivamente deve essere inviata telematicamente all'INPS.
I patronati ed i sindacati aiutano anche nella compilazione i cittadini(è un servizio gratuito), che vanno fatte su un modello che può essere anche scaricato dal sito dell'INPS. La dichiarazione ha validità annuale e si riferisce alla situazione economica dell'anno precedente. La dichiarazione va presentata e sottoscritta di persona davanti all'addetto dell'ufficio competente oppure inviata con firma autenticata e fotocopia di un documento di identità.
Solitamente per pratiche da presentare al Comune si prevede anche l'assistenza per tale compilazione: ma non tutti i Comuni è da dire lo fanno perchè l'Italia non è uguale per tutti.  

Equitalia: Come presentare una Rateizzazione delle Cartelle di Pagamento


Equitalia su  richiesta  del contribuente, può concedere la dilazione del pagamento di somme iscritte al ruolo, fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni) nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà.
Chiaro è che in caso di mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate:
  1. il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateazione;        
  2. l'intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione;
  3. il carico non può più essere rateizzato.
Sulle somme rateizzate si applicano gli interessi con un piano di ammortamento a scalare (rate costanti, in cui la quota capitale cresce e la quota interessi decresce in relazione alla durata della rateazione).
Per le richieste di rateazione per i contribuenti in temporanea situazione di obiettivà difficoltà dovranno presentarsi agli uffici di Equitalia e richiedere gli appositi moduli per effettuare la richiesta.
E' possibile anche scaricare i moduli predisposti al seguente link:
http://www.equitaliaonline.it/equitalia/opencms/prova/modulistica_prima_rateazione/index.html
Una volta compilato il modulo occorre passare da un Patronato per richiedere ( il servizio è gratuito) l'ISEE, Indicatore della situazione economica equivalente, è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie che va allegata alla domanda di rateizzazione.
Infine si passa agli uffici Equitalia che hanno emesso la cartella esattoriale e presentare la richiesta.

Per gli importi fino a 2.000 euro sono previste massimo 18 rate
Per importi da 2.001 euro fino a 3.500 euro sono previste massimo 24 rate
Per importi da 3.501,00 a 5.000 euro massimo 36 rate
In ogni caso l'importo minimo della rata non potrà essere inferiore ai 100 euro